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Ventotene – Per una maggior tutela dell’Area Marina Protetta “Isole di Ventotene e SantoStefano”

Ventotene – Per una maggior tutela dell’Area Marina Protetta “Isole di Ventotene e SantoStefano”

Ventotene 15 maggio 2016 – Al di là della concessione dell’ennesima Bandiera Blu, recenti notizie sulla reale qualità delle acque dell’Area Marina Protetta delle isole di Ventotene e Santo Stefano e le condizioni del depuratore isolano hanno suscitato profonda preoccupazione nella popolazione di Ventotene, stimolando una maggiore attenzione verso la tutela delle risorse marine, ritenute fondamentali sia dal punto di vista naturalistico, che economico e turistico.

Alla luce di questi accadimenti, il prof. Antonio Impagliazzo, in una sorta di lettera aperta indirizzata al direttore dell’AMP, Antonio Romano, partendo dall’assunto che “distruggere una risorsa naturale è reato”, evidenzia la necessità di una maggior prevenzione e di un controllo del diporto e pone una serie di interrogativi sulle criticità relative alla depurazione delle acque reflue all’interno dell’AMP.

di Antonio Impagliazzo

Sui fondali a sud-est dell’isola di Santo Stefano (indicata come parete n.4) vi è una risorsa di eccellenza che caratterizza e qualifica l’intera Area marina protetta “Isole di Ventotene e Santo Stefano”. La sua composizione biologica custodisce da sempre spirografi, madrepore, spugne di mare, coralli, gorgonie, tartufi di mare, celenterati e poriferi di straordinaria bellezza. Nelle vicinanze della parete n.4 è presente la “Grotta dei Gamberi”, dove sostano e vivono le ”cicale” (specie marina protetta) mentre nelle acque e nelle scogliere dei fondali circostanti vivono indisturbate numerose colonie di cernie brune e dorate, branchi di saraghi, corvine e dentici.

“La Molara” situata al confine con la zona A dell’Area marina protetta costituisce oggi, la punta di diamante di questa straordinaria risorsa naturale abbondante di vegetazione e di una moltitudine di specie ittiche diverse. Molti sub ritengono questo “paradiso subacqueo del Mediterraneo” non inferiore al Mar Rosso per ricchezza e per abbondanza di pesci e lo stesso Raimondo Bucher, pioniere delle immersioni, che nelle acque tra “Vasca Giulia” e la parete n.4 aveva perso uno dei suoi amici più cari (Massimo D’Asta), ritornando nel 1999 sull’isola, affermò: “è un mare da amare, da rispettare e da difendere; Santo Stefano, il mare e l’habitat biologico che lo circondano sono la bandiera della mia gioventù e della mia vita”.
Rimuovere questo “status” biologico, unico presente nel Mediterraneo, che perdura intatto da oltre duecento anni, significherebbe distruggere una risorsa immensa che appartiene al patrimonio universale delle aree protette e che non può essere pensata unicamente come semplice opinione.

La delibera di indirizzo n.13, approvata dal Consiglio Comunale di Ventotene il 29.08.2014 ad oggetto “Proposta di aggiornamento e revisione della zonizzazione della AMP” non menziona assolutamente un “corridoio di transito“ intorno all’isola di Santo Stefano ed inoltre, occorre precisare che l’area di Riserva integrale (zona A) rappresenta soltanto un 15-20% circa dell’Area Marina Protetta, per cui l’isola di Santo Stefano è interessata soltanto in parte dalla fascia “A” di tutela e comunque aperta verso una disciplina di ampia attenzione.

Infatti la Zona “A” è una zona di rispetto integrale, dove l’accesso è consentito per motivi di servizio o di ricerca ed alle imbarcazioni da diporto in difficoltà in attesa di soccorso. E’ comunque consentita la balneazione, le visite guidate in apnea e “la rotta del paesaggio costiero” per consentire l’accesso all’isola. Quando si afferma che “Santo Stefano è l’unica zona di fascia “A”, cioè di tutela integrale è vera l’indicazione, ma deve essere integrata dalla precisazione che la fascia “A” riguarda solo una parte dell’isola.

Il trasferimento della Zona “A” potrebbe predeterminare un rischio di danno biologico?

Occorre precisare che il transito o la sosta delle imbarcazioni da diporto nell’attuale Zona A, con l’immissione in mare di alcune sostanze chimiche da parte delle stesse come nitrati e fosfati e residui di idrocarburi, possono determinare danni irreversibili all’habitat vegetazionale ed ittico con conseguente impoverimento dell’ambiente marino, la cui tutela è un diritto da difendere e non può essere lasciato al ludibrio giovanile e superficiale di qualche meschino interesse.

Spalanchiamo dunque la finestra e guardiamo al futuro del mare.
La natura semplice dell’isola consentiva un tempo, agli abitanti ed ai turisti primaverili ed estivi, di assistere al passaggio di gruppi di delfini nella baia di Calanave o di Punta Eolo, osservare il dischiudersi delle uova di seppia o di piccoli cavallucci marini nel porto Romano e, nel mese di settembre, nella spiaggetta di Calarossano, vedere la foca monaca salire la collinetta e mangiare dell’uva o i pescatori  stendere il “tartanone” per raccogliere abbondanti pesci di diversa grandezza e specie. In quel periodo, i prodotti del mare e della terra offrivano ai cittadini un’abbondante ricchezza di cibo. Oggi rimangono solo parte di un ricordo, come quando a piedi nudi solcavo piccoli arenili e ammiravo il luccichio della luna nell’ incantevole porto Romano.

La finzione e l’immaginazione, figlie della realtà e del ricordo, mi avevano portato a scoprire la realtà del prima e del dopo di un periodo della mia giovinezza, e precisamente allorquando il mare dell’isola di Ventotene era solcato soltanto da piccole lance, gozzi a remi, “burchielle” e piccoli velieri.

L’istituzione dell’area marina protetta, avvenuta con decreto del Ministero dell’Ambiente del 12 dicembre 1997 (GU n.45 del 24.2.1998), tra i compiti principali aveva il controllo, la tutela, la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali ed in particolare:

a) il controllo della qualità delle acque marine (chimico-fisico);
b) la tutela della catena ittica primaria (dal plancton alle specie adulte);
c) la conservazione e la valorizzazione dell’habitat biologico marino;

da allora, cosa NON è stato realizzato?

  • Un nuovo impianto di depurazione adeguato ai carichi della popolazione servita, alla qualità dei reflui residuali scaricati nelle acque protette, alla portata delle acque di “prima pioggia” secondo la norma vigente.
  • La dotazione di un idoneo impianto mobile per il prelievo dei reflui e dei prodotti di sentina provenienti dai battelli che sostano o circolano nelle acque della Riserva, ivi comprese le acque dei lavaggi esterni;
  • La dotazione di un “Fondo speciale incentivi” per sostenere e stimolare l’utilizzo di alcuni sport compatibili con le Aree Marine Protette (pagaia, nuoto, surf, vela, canoa, lance e gozzetti a remi, etc.);
  • Il controllo e la tutela della AMP al fine di migliorare l’informazione, l’assistenza e l’accoglienza con le modalità più idonee (via radio, internet, stampa, video/messaggio e altro);
  • Vigilare sulla velocità dei battelli in transito nell’ area protetta;
  • Effettuare controlli sui limiti da rumore delle eliche intubate;
  • Effettuare controlli sul lavaggio delle sentine, sul cambio dell’olio e delle vernici provenienti dalla manutenzione/pulizia delle imbarcazioni;
  • Controllo idoneo sugli scarichi delle navi sociali e degli aliscafi in sosta nel porto di Ventotene.

Mi sono chiesto più volte: a chi compete il “dovere/compito” di vigilare e di promuovere il buon uso di un territorio protetto, di stimolare iniziative socio-culturali per superare il “gap” economico ed il disagio sociale dei propri abitanti e di vigilare perché una risorsa naturale  possa continuare ad essere un “valore aggiunto” per la cultura, per il turismo e per l’economia delle “isole di Ventotene e Santo Stefano”?

Queste ed altre domande, ancora oggi, non ricevono risposte, ma l’isola attende e si chiede se la sciatteria, la superficialità e l’interesse privato possano, una buona volta, essere sconfitte.

Per concludere, l’impianto di depurazione, realizzato negli anni ’80, nonostante le modifiche apportate nel 2006, nella sua conformazione attuale, risulta comunque inadeguato, non in grado di non poter gestire le portate influenti nel periodo estivo ed inoltre, risulta privo di alcune importanti sezioni. I volumi di denitrificazione e di ossidazione esistenti non sono sufficienti a trattare la portata estiva, così come la dissabbiatura in quanto la profondità del manufatto non consente la precipitazione delle sabbie ed il loro conseguente accumulo nella tramoggia di fondo.

Al fine di raggiungere una funzionalità depurativa adeguata allo scarico dei reflui in acque marine protette, si evidenziano come necessari:

  1. Urgente riorganizzazione dei pretrattamenti meccanici (grigliatura media e fine, dissabbiatura e disoleazione) onde garantire il pretrattamento di tutta la portata di prima pioggia affluente all’impianto.
  2. Adeguamento dell’impianto alla tecnica dell’ultrafiltrazione attraverso membrane MBR, in sostituzione dei tradizionali decantatori secondari.
  3. Realizzazione di un nuovo volume di ossidazione con reattori diultrafiltrazione MBR, con l’obiettivo di garantire il trattamento delle portate estive o di punta in maniera conforme agli standard fissati dalla Tab. 4 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e ss.mm.ii.

L’acqua depurata con la tecnica della chiarificazione a membrane MBR è sempre perfettamente limpida, disinfettata; in tal modo le acque in uscita potrebbero essere riutilizzate, adeguando parte delle strutture esistenti, per uso irriguo, per uso igienico-sanitario o come accumulo per antincendio, rappresentando per l’isola, priva di pozzi e sorgenti naturali, una risorsa da non trascurare.

Le problematiche relative all’attuale depurazione sono, dunque, da attribuirsi alla scelta errata sulla capacità dell’impianto insufficiente a poter trattare i reflui urbani, in particolare nel periodo estivo.

Raimondo-Bucher-(sesto-da-sinitra-in-camicia-bianca),-a-Ventotene-nel-giardino-dello-Smeraldo,-con-Beniamino-Verde-e-Tonino-Impagliazzo

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